Sopprimere tariffe postali agevolate significa tagliare le ali all’informazione, colpendo testate diocesane, cattoliche, associative e laiche. E’ il cosiddetto delitto mediatico che, nel silenzio dei media, denuncia da tempo il quotidiano Avvenire.
Da quando un decreto interministeriale dell’aprile scorso ha imposto, a campagna abbonamento ormai conclusa, il caro tariffe, raddoppiando così i costi postali, come spiega il Presidente della Federazione dei Settimanali Cattolici Italiani don Giorgio Zucchelli: ‘ il decreto è arrivato come un fulmine a ciel sereno. E’ stato questo che ci a sconvolti. E su questo tema abbiamo fatto sentire la nostra protesta’. Intanto resta aperto il tavolo di trattativa tra Governo, Poste Italiane e Fisc.
“Noi stiamo trattando con le poste per raggiungere un risultato che soddisfi le Poste italiane, senza più i contributi del governo, ma che dia una risposta positiva anche alle nostre aziende – continua don Zucchelli - affinchè siano in grado di resistere ad un accettabile aumento che possa essere sopportato dai nostri bilanci”.
Ma se così non fosse, il messaggio della la stampa periodica di riviste missionarie, associazioni e volontariato non potra più raggiungere i propri lettori. Con un peso evidente su abbonati ma anche sui lavoratori. Una mozione urgente al Senato chiede di far luce sui fondi promessi, mentre la Federazione nazionale della stampa parla di silenzio tombale attorno al provvedimento e di tagli che definisce senza mezzi termine come ingiustificati.